Proprio negli anni degli studi, esperimenta la via dell’arte fotografica, specializzandosi poi a livello internazionale e promuovendo un nuovo approccio che unisce le immagini alla letteratura, diventando  una importante protagonista della vita culturale moderna“. Attestato di Benemerenza “Cerchio Aperto” attribuito a Dott. Manuela Masciadri.

Qualche giorno fa sono tornata a Como, la mia città natale, per ritirare un premio.
Si tratta di un attestato di benemerenza, attribuito ogni anno a chi “si è particolarmente distinto nel proprio cursus vitae”.

Quando ne ho ricevuto comunicazione, ho vissuto sentimenti contrastanti.
Ho lasciato Como poco più che ventenne, e ne ho mantenuto rapporti sporadici.
Gli anni della mia adolescenza mi hanno messa alla prova: la mia autostima era pressoché inesistente, mi sentivo trasparente, al punto che le persone paravano tra di loro, in mia presenza, come se io fossi altrove. Arrossivo se mi si rivolgeva la parola, l’obiettivo di una conversazione era che finisse il prima possibile, e le mie risposte alle domande erano articolate in base a quello che credevo si aspettassero i miei interlocutori da me, e non in base a quello che realmente pensavo e sentivo, nascosto sotto la certezza di non essere abbastanza.
Il mio mondo era autoreferenziale e solipsistico, fatto per lo più di libri letti, parole scritte e immagini alienanti delle vite di altre persone.

Il momento in cui ho saputo di questo riconoscimento credo sia stato come per Prust quando ha assaggiato la sua madeleine: per un attimo ho avuto la percezione di me come ero allora – un piccolo guscio rotto nella sua cameretta. Ho percepito quello spazio intorno a me e quella sensazione di vuoto e insicurezza come fossero presenti e reali. E’ durato un attimo.
In un battito sono ritornata al mio presente pieno di amore, passione, gioia e sogni che si stanno realizzando.
Quello che ho vinto è un premio molto speciale: la consapevolezza di chi sono.
Di com’ero e di come sono riuscita a diventare, dei momenti che ho superato, dei rischi che ho corso, delle cadute dalla quali sembrava impossibile rialzarsi e della perseveranza (o istinto di sopravvivenza ) che mi portano a voler continuare, sempre e comunque, a costruire qualcosa di bello, grande e pieno di significato.

La fotografia è stata terapeutica: iniziando a fotografare ho iniziato a guardare fuori da me, osservando e sentendo le persone, per poi permettere agli altri di guardare me, esternamente ed internamente, fino ad arrivare al punto che, su un palcoscenico con un microfono in mano, oggi mi sento orgogliosa, sicura e felice.
Scegliendo di unire la scrittura alle fotografie ho, in qualche modo, unito i puntini della mia vita, facendo coesistere ciò che mi ha sempre appassionata, in qualche modo salvata, e che rappresenta i miei canali di comunicazione ed espressione: le immagini e le parole.

Questo riconoscimento, proprio al “cursus vitae”, ha rafforzato in me la sensazione che il percorso che ho scelto ha un senso e che chiunque può scegliere di essere la persona che vuole, cambiando quello che, nella propria vita, non lo rende felice.

E’ bello sentirsi gratificati da noi stessi, ed è bello e propositivo condividerlo.
Ad maiora.

Un’opera d’arte è buona se è nata da necessità. Se la vostra quotidianità vi sembra povera, non l’accusate; accusate voi stesso, che non siete assai poeta da evocarne la ricchezza“. R.M. Rilke

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