Mi capita spesso che mi venga chiesto perché ho deciso di insegnare. Terminerà nei prossimi giorni questa edizione del corso professionale di fotografia di moda alla Shoot Institute, per il quale sono docente titolare.

La verità è che, per quanto mi senta onorata che mi sia costantemente rinnovata questa possibilità, io a considerarmi un'”insegnante” faccio proprio molta fatica. Mi sento ancora così “in progress”, personalmente e professionalmente, che spesso mi chiedo se sono la persona più adatta per trasmettere agli aspiranti fotografi i valori e i concetti necessari per intraprende questa professione. La figura di un “mentore” me la sono sempre immaginata come di un qualcuno ormai “arrivato”, di un guru al quale rubare la formula magica per fare foto meravigliose e diventare ricchi e famosi.

Quello che l’esperienza mi ha però insegnato è che essere un fotografo non è solo imparare a posizionare luci, utilizzare fotocamera e photoshop per fare belle foto (ormai questo lo sanno fare anche moltissimi, bravi, fotoamatori ). Essere un fotografo è una costante ricerca, personale e creativa, di gusto, senso estetico, relazioni personali, comunicatività, sensibilità, espressività, cultura, contenuti e forme. E’ un modo di vivere. E mi auguro davvero che questa ricerca non termini mai: qualora succedesse, e io mi sentissi “arrivata”, credo che cambierei lavoro.

La formula magica in effetti esiste ed è proprio quello che vorrei trasmettere ai miei studenti: trovare il proprio, personalissimo, unico modo per mettere loro stessi nelle proprie foto, per avere la forza di mettersi in gioco, ogni giorno, sia nei giorni “up” che in quelli “down”, mantenendosi costantemente in equilibrio tra la ricerca personale e le fatture, e convivendo con questa altalena nel modo più sereno possibile. E’ vero, spesso puoi cadere, ma alla fine, continuando a  dondolare, spesso arrivi quasi a toccare il cielo.

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